L’archivio di Sant’Apollinare: 400 anni di (f)atti nostri. Una mostra di storia, fede e costume.

CHIESAAggiornamento: vedi il video sulla mostra

BAGGIO – C’è un luogo dove tutti, fisicamente o con la fantasia, siamo stati: è il solaio polveroso della casa dei nonni, è la ‘cantina buia’ cantata da Lucio Battisti, è in generale il luogo della custodia, del ricordo, del vissuto ma non dimenticato, della ricerca occasionale, del  ‘…so che è da qualche parte… forse qui…’, del passato che non passa realmente mai e che torna sempre a dare una mano al presente. Tutti questi luoghi polverosi custodiscono tesori, magari privi di trito valore commerciale ma ricchi di vita, valori e insegnamenti. Ciò che dobbiamo fare è grattare via la polvere e lasciare che questi tesori splendano, nel loro stile discreto e affascinante.

Una mostra può essere un modo di ‘fare la polvere’ e  riportare alla luce e all’attenzione tesori per i quali la nostra vita rigonfia crede di non avere posto: tesori  sottili, ricchi di quella sobrietà rara avis oggigiorno, tesori che ci raccontano di ciò che siamo stati e, conseguentemente, di come abbiamo fatto a diventare ciò che siamo ora. Tesori che ci raccontano i fatti nostri. Quando poi i tesori sono gli atti secolari di un archivio, ecco che prende senso anche giocare con le parole e intitolare la mostra “Quattrocento anni di (f)atti nostri”.

Archivio_Parrocchiale

L’archivio di cui parliamo oggi è il nostro: l’archivio parrocchiale di Sant’Apollinare. Portiamo alla luce del Duemila alcuni dei più preziosi e significativi documenti che custodisce, documenti che parlano dei fatti di cui è costruita la vita, la nostra vita semplice di esseri umani che nascono, vengono battezzati, crescono, formano una famiglia, muoiono. Documenti che ci accompagnano per mano lungo tutta l’esistenza. Ma poi, gioielli fra la polvere, ci sono anche documenti speciali, che hanno segnato eventi straordinari della vita di tutto il nostro quartiere, eventi raccolti attorno al perno di ruota che è la parrocchia; e ci sono le tracce della fede e degli uomini che l’hanno amministrata e somministrata; e ci sono gli atti e i fatti degli strumenti di vita della comunità (giornale parrocchiale, consiglio pastorale); e ci sono anche… sempre in tema di tempo che passa, anche sorprese.
Per tutto questo, e molto altro, la parrocchia di Sant’Apollinare apre, in occasione della Festa della Comunità 2013, le ante del proprio archivio con l’allestimento della mostra “Quattrocento anni di (f)atti nostri”: una mostra che getta un ponte di mani e cuori al di sopra dell’inesorabile scorrere del tempo per aiutarci l’un l’altro a scoprire il luogo dove viviamo, ascoltiamo, crediamo, speriamo, amiamo.

GUARDIAMO I DOCUMENTI

Parrocchia1628Entriamo nel vivo della mostra e lo facciamo raccontando gli oggetti. O meglio, cerchiamo di ascoltare cosa loro hanno da dirci. Il primo ad incontrare i nostri passi è il LIBRO DELLE CONFRATERNITE DELLA PIEVE DI CESANO BOSCONE. Il territorio della diocesi, fin da tempi antichissimi, era suddiviso in pievi; in particolare, Baggio si trovava nella pieve di Cesano. Questa era una struttura istituzionale amministrativa ed ecclesiastica, che può essere oggi paragonata dal punto di vista amministrativo a una provincia e dal punto di vista ecclesiastico a una zona pastorale. In questo volume sono raccolte le confraternite, ovvero associazioni cattoliche, dell’intera Pieve, dal 1595 al 1750. Proseguendo il cammino incontriamo l’ATTO DI FONDAZIONE DELLA PARROCCHIA: un documento risalente al 9 settembre 1628 in cui la nostra comunità  sottoscrive l’accordo con la famiglia Baggio, proprietaria della chiesa, circa le sacre funzioni e in generale circa l’amministrazione di questo luogo. Pochi anni dopo questo importante evento la comunità baggese sarà scossa dalla terribile peste manzoniana (1630); troviamo esposto a tal proposito il REGISTRO DEI MORTI (1631 – 1730), sul quale il parroco Bosisio annotava alcuni nomi tra i morti in epoca di contagio. La peste passò non senza aver mietuto a Baggio circa trecento vittime e la vita riprese in una comunità divisa tra un monastero olivetano e un’azienda agricola gesuita. MortoriumDa entrambi questi ordini religiosi troviamo la donazione di numerose reliquie, provenienti dalle riscoperte catacombe romane, che sono testimoniate attraverso le AUTENTICHE, ovvero gli atti che le accompagnavano, redatti da vescovi o cardinali. Per sopravvivere, la parrocchia ha incamerato una serie di terreni lasciati attraverso alcuni testamenti; grazie a queste disposizioni Sant’Apollinare, nel corso del XVIII secolo, ha potuto attuare un rapporto di comunità, carità e assistenza sotto varie forme (mantenimento di un cappellano, istruzione scolastica, elemosina ai poveri e alle vedove, sostegno economico) testimoniata dai documenti relativi a LEGATI, BENEFICI E MESSE. Presto le grandi riforme economiche e politiche di Maria Teresa, di Giuseppe II e di Napoleone scuoteranno le basi su cui poggiava la Chiesa dall’antichità e i grandi ordini presenti a Baggio verranno soppressi, non però senza lasciare tracce. Possiamo infatti vedere la DOMANDA DI PROTESTA CHE LE PIEVI DI CESANO E TRENNO INOLTRANO CONTRO LA SOPPRESSIONE DEL MONASTERO OLIVETANO. Sant’Apollinare sopravvisse, ma non senza difficoltà, poiché la struttura ormai logora e decadente avrebbe dovuto essere demolita e ricostruita. Incontriamo infatti alcune LETTERE TRA I FORNI (una famiglia nobile che ha comprato l’azienda agricola dei gesuiti), I D’ADDA (proprietari della chiesa, dopo i Baggio) E IL COMUNE DI BAGGIO sulla questione dell’abbattimento della vecchia chiesa. Questi lavori avvennero tra il 1869 e il 1875: lo possiamo vedere dai documenti che attestano, da parte di don Andrea Reina (facente le veci del parroco malato Carlo Valsecchi), la BENEDIZIONE DEL PRESBITERIO (1869) e la BENEDIZIONE DELLE NAVATE (1875).

ComuneBaggioIl Comune di Baggio, che all’epoca dell’abbattimento aveva promesso agli abitanti che avrebbe provveduto a far riparare la cantoria e a far rimontare l’organo, ancora non aveva provveduto; così posto sotto pressione, nel 1887-1888 fa realizzare dei preventivi, realizza la cantoria e approva il PROGETTO DEL PRIMO ORGANO MARELLI. L’ultima volta che un arcivescovo di Milano aveva fatto visita a Baggio era stato nel 1747, con Giuseppe Pozzobonelli; poi la fine dell’epoca Asburgo, Napoleone e la restaurazione austriaca avevano tenuto il clero, impegnato in altre questioni, lontano dalla sua parrocchia fino al 24 novembre del 1900, quando l’arcivescovo Andrea Ferrari fece visita a Baggio. Lo possiamo vedere attraverso i DOCUMENTI RELATIVI ALLA VISITA e attraverso le disposizioni dello stesso Ferrari. Il Novecento, infine, è testimoniato dal fitto CARTEGGIO TRA LA CURIA E LA PARROCCHIA, con documenti degli arcivescovi Tosi, Schuster, Colombo, Martini, telegrammi papali, elaborati sulla costruzione della nuova chiesa e frammenti della vita quotidiana della parrocchia e delle sue istituzioni: l’organo d’informazione e il consiglio pastorale. Nell’arco di questi 400 anni l’archivio parrocchiale è stato riordinato e organizzato più volte: le ultime tre risalgono al 1918, al 1980 e… a questi ultimi mesi! 

L’INFORMATORE: SEMPRE… IN-FORMA!

La mostra annovera, tra i tesori dell’archivio parrocchiale, anche il nostro organo di informazione, quella voce che ha saputo farsi sentire (pur con qualche pausa forzata) da settant’anni a questa parte. Saranno in esposizione numeri storici, sin da quando si chiamava ‘L’Angelo’, poi ‘Vita Nostra’, e infine l’attuale ‘Informatore’, passando per tutte le sue vesti tipografiche, mutate non so quante volte nell’arco del tempo. E… un’ulteriore chicca: persino una copia del rarissimo ‘L’Orghen de Bagg’, spartano bollettino che la parrocchia inviava ai suoi fedeli impegnati al fronte di guerra. 

I DOCUMENTI CI GUARDANO

7c numeri quadranteMINISono trascorsi circa 140.500 giorni dalla fondazione della nostra parrocchia, ovvero da quel lontano 9 settembre 1628. A Milano la terribile peste, denominata “manzoniana”, stava per mietere 70.000 vittime in una città di 130.000 abitanti. Il clima di quei giorni doveva essere a dir poco infernale: ovunque si sarebbero potuti incrociare carri maleodoranti colmi di cadaveri, sciacalli intenti a depredare i moribondi o profughi scampati dalla guerra. Il cardinale Federico Borromeo, cugino di Carlo, moriva in questo contesto. Neanche il tempo di riprendersi e nel 1635 altre battaglie e saccheggi accompagnarono l’arrivo delle truppe francesi in contrasto con i dominatori spagnoli. La pressione fiscale, già insopportabile, era in costante aumento per consentire il mantenimento delle spese legate alla guerra.

Ecco, l’atto di fondazione della parrocchia di Sant’Apollinare è un testimone di questo periodo. Quel semplice foglio di carta, se lo si ascolta bene, ce lo può raccontare. Pensate, mentre a Milano infuriavano guerra e pestilenza qui nasceva un’istituzione presente ancora oggi. In questa mostra ogni documento è testimone della sua epoca, come ad esempio della visita a Baggio, nell’aprile del 1685, del cardinal Federico Visconti. Oltre a testimoniare questo illustre passaggio, i documenti scritti in quel periodo hanno assistito anche alla crisi del dominio spagnolo e alla guerra di successione, durata quasi tredici anni. Dalla nostra chiesa si sarebbe potuto assistere quasi in prima fila a questa parabola. Si sarebbero potuti udire gli spari dei cannoni in occasione della visita in pompa magna dell’ultimo duca di Milano, il re di Spagna Filippo V, così come lo scalpitio dei cavalli dei soldati durante l’occupazione della nostra città da parte delle truppe asburgiche comandate dal principe Eugenio di Savoia, che il 24 settembre 1706, giungendo a Corsico, poneva fine al dominio spagnolo consegnando Milano in mano austriaca.

Seguirono quasi cinquant’anni di pace. Quell’epoca corrisponderà per il ducato di Milano ad un periodo di grandi riforme intraprese da Carlo VI e portate a compimento dalla figlia Maria Teresa in numerosi settori della vita dello Stato. Anche le istituzioni ecclesiastiche furono travolte da diffuse opere di soppressione. A Milano le parrocchie passarono da 68 a 40, per venire poi  ulteriormente ridotte a 23 con Napoleone. Nonostante questo, Sant’Apollinare non venne toccata.

I documenti scritti a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo possono testimoniare la nascita di quella repubblica francese chiamata Cisalpina, trasformata poi in Repubblica Italiana. Infine, dal 26 maggio 1805 (data dell’auto-incoronazione di Napoleone nel Duomo di Milano alla presenza di Francesco Melzi d’Eril, del principe Eugenio di Beauharnais e del cardinale Giovanni Battista Caprara Montecuccoli) al 1814 Baggio sarà un Comune del Regno d’Italia di cui Milano sarà la capitale. Poi nuovamente la dominazione austriaca, con il regno Lombardo-Veneto, le pagine de ‘I Promessi Sposi’ e le barricate delle Cinque Giornate, passando per papa Pio IX e il risorgimento italiano, Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano e… ognuno aggiunga del suo.

Insomma, durante l’allestimento della mostra abbiamo avuto questa sensazione: aver estratto una serie di messaggi da una bottiglia cullata a riva dalle onde d’un oceano sconfinato. Approfittando di questa occasione ci piacerebbe farvi ascoltare la voce di quei documenti. Attraverso i tratti d’inchiostro lasciati da mani ormai dimenticate, la Baggio di ieri si racconta alla Baggio di oggi. Il nostro augurio al lettore è quello di ritrovare se stesso in mezzo a questa fitta e avvincente storia. Un giorno saranno altri a guardare questi documenti… e a immaginarli attraversare la nostra epoca tanto confusa.

VecchiaChiesa

La mostra è allestita presso la Sala della Parola, in fondo al corridoio sulla destra della Chiesa Parrocchiale. L’inaugurazione sarà venerdì 17 maggio alle ore 17. La mostra resterà aperta sino a domenica 19 maggio con i seguenti orari: 

venerdì dalle 17 alle 19; sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19; domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. L’ingresso è libero.

 la mostra è curata da Giorgio Uberti, Carlo Maria Marinoni, Maurizio Corbetta

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Il cristiano e la verità

Prosegue ‘Spiritualità e Cinema’, l’iniziativa della nostra parrocchia sulla visione dei film e (condi)visione delle riflessioni. Il prossimo appuntamento è per martedì 9 aprile, alle ore 21, nella Sala Rossa dell’Oratorio San Luigi, in via Cabella 18. E’ in programma un’altra opera del regista polacco Krzysztof Kieslowski: “Non Dire Falsa Testimonianza”, dalla serie ‘Il Decalogo’.
Il tema è quello dell’eterno conflitto tra verità e menzogna, e in particolare dell’impegno morale che ne deriva per il cristiano. Kieslowski ci provoca con un quesito spinoso: esistono circostanze nelle quali è possibile far deroghe all’obbligo di dire la verità?

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Oratorio estivo – ecco le date!

smileAnche quest’estate ci rivedremo per condividere:
4 settimane a partire da lunedì 10 giugno 2013
2 settimane aggiuntive a partire dall’8 luglio 2013

Poi per tutto il resto ce lo comunicheremo, appena farà un po’ più caldo e si comincerà a sentire l’estate ormai vicina.

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E Ora Dove Andiamo?

Proseguendo nel suo ciclo ‘Spiritualità e Cinema’, la parrocchia di Sant’Apollinare propone, martedì 12 febbraio alle ore 21 nella Sala Rossa dell’Oratorio San Luigi, “E Ora Dove Andiamo?” un film della regista libanese Nadine Labaki, già impostasi all’attenzione internazionale con “Caramel”.
“E Ora Dove Andiamo?” tratta della difficile convivenza tra comunità di differente fede religiosa, convivenza che tocca uno dei punti più critici nel Medio Oriente. La regista affronta questo tema delicatissimo con serietà e intensità ma anche con garbo e persino senso dell’umorismo, offrendo a modo suo una soluzione che in questo momento appare improponibile… ma che nel giro di breve tempo potrebbe divenire realtà.
“E Ora Dove Andiamo?” sarà una nuova occasione di riflessione e dibattito sul tema della pace e della convivenza del genere umano.

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Gruppo genitori oratorio

genitoriIl 18 gennaio abbiamo visto insieme un film sul tema della genitorialità. Il titolo scelto era “Mi chiamo Sam” di Jessie Nelson. Il 25 gennaio abbiamo fatto alcune riflessioni insieme.

Scarica qui la sintesi.

Ricordiamo che il gruppo è aperto a tutti i genitori che hanno figli che frequentano l’oratorio (per essere avvisati delle iniziative inviate una email a famiglieoratoriosantapollinare@gmail.com.

 

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Presepe vivente

Sabato 15 dicembre 2012
Parco di Sant’Anselmo – Baggio – Milano
Ingresso da Via Rismondo dalle ore 16 alle ore 18

Riviviamo insieme la magia di Betlemme con la terza edizione del presepe vivente …
Laboratori per i più piccoli, musica, canti, caldarroste, cioccolata …
Allestito e messo in scenda da alcune parrocchie, scuole e rete Baggio.

TUTTI SIAMO INVITATI !!!

(scarica il promemoria)

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Il tesoro del Concilio

JEAN GUITTON, Les Apôtres au Concile, 1964

JEAN GUITTON, Les Apôtres au Concile, 1964

“persino la luna si è fermata stasera”
per una ripresa del Concilio Vaticano II nell’Anno della Fede

                        9 novembre 2012 (presso Salone Parrocchiale, Parrocchia S. Marcellina a Muggiano)Interpretare il Concilio (Prof. Don A. Cozzi)

14 dicembre 2012 (presso Oratorio via Cabella, 18, Parrocchia S. Apollinare, Baggio)
La “Dei Verbum” cosa ha detto il Concilio sulla Parola di Dio (Mons. G. Giavini)

11 gennaio 2013 (presso Salone Parrocchiale, Parrocchia S. Marcellina a Muggiano)
La “Lumen Gentium”, l’immagine di Chiesa del Concilio (Prof. Don G. Cislaghi)

8 febbraio 2013 (presso Oratorio via Cabella, 18, Parrocchia S. Apollinare, Baggio)
La “Dignitatis Humanae”, sulla libertà religiosa (Prof. M. Vergottini)

 15 marzo 2013 (presso Salone Parrocchiale, Parrocchia S. Marcellina a Muggiano)
Dalla “Ad gentes” al Sinodo sulla nuova evangelizzazione,
sull’impegno missionario della Chiesa

12 aprile 2013 (presso Oratorio via Cabella, 18, Parrocchia S. Apollinare, Baggio)
La “Sacrosanctum Concilium”, la liturgia del Vaticano II (Prof. Don N. Valli)

Gli incontri si svolgeranno dalle ore 21.00,
è chiesto ai partecipanti un contributo di euro 10

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E…state a Cancano!!

 

 

Siamo due nonne: quest’ anno abbiamo avuto la nostra prima esperienza a Cancano con i bambini di terza, quarta e quinta elementare degli oratori S.Luigi e S. Anselmo, di Baggio. Partenza ore 7,00 tutti emozionati, ma nel contempo felici per l opportunità di passare una settimana tutti insieme.

Arrivati a Cancano, si apre ai nostri occhi un incantevole panorama: siamo a quota 1.900 mt., circondati da montagne e laghetti da sogno. Le nostre emozioni continuano nel vedere le “baracche” che ci hanno ospitato: interamente di legno con ogni confort! … ci sembrava di vivere come Heydi. Il salone dove cenavamo e dove coi bambini giocavamo aveva un’ immensa vetrata con vista sulla diga: acqua limpidissima che cambiava colore come il cielo che lì si specchiava. Al mattino, dopo colazione, zaini in spalla e viaaaaaaaaaaa per una lunga camminata… e, anche col fiatone, abbiamo potuto ammirare la flora delle alte quote: stelle alpine, rododendri, genziane, timo e poi le pigne verdi che abbiamo raccolto per fare lo sciroppo per la tosse. Da non perdere la fauna: marmotta, volpe, aquila, gipeto. I bambini ci hanno dato tante soddisfazioni, perchè si rivolgevano a noi per qualsiasi necessità, proprio come se fossimo le loro nonne! Altro bel momento di comunione era la Messa serale con Don Roberto: leggeva il Vangelo stimolando i ragazzi ad esprimere il loro pensiero e dobbiamo dire che molti di loro ci stupivano con le loro riflessioni. Ultimo giorno pronti per un’ altra impresa record: camminata costeggiando i due laghi di Cancano in tempo record! Arrivati in zona pic-nic, dopo aver mangiato pane cotolette e mortadella e bevuto acqua di fonte, un gruppetto di coraggiosi escursionisti tra cui noi due! ha proseguito fino al confine Svizzero!!! Il ritorno è stato benedetto da un temporale, ma, impavidi con le nostre mantelle che ci facevano sembrare tanti pipistrelli colorati, siamo ritornati alla base stanchi ma contenti. Sigh, sigh, sigh… si parte! Questa bella vacanza è finita, ma già ci siamo prenotate per il prossimo anno!

Fausta e Patrizia

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Cancano …

Sono certo che per tutti voi è la prima volta che sentite nominare questa parola… vi chiederete chi è? cos’è? dov’è? E’ giunto il momento di svelare a voi estranei l’incanto di questo angolo di mondo immerso nella natura.
Cancano è una località situata nel cuore delle alpi retiche, a 2000 mt. nel Parco Nazionale dello Stelvio.
È impossibile potervi raccontare in queste righe l’emozioni che provo a Cancano e l’intera esperienza vissuta quest’anno … però ci proverò!
È il terzo anno che ci vado, ma non mi stanco mai, anzi ogni anno scopro qualcosa di nuovo, di magico … Cancano mi aiuta a crescere!
Iniziamo dal raccontarvi la mia prima esperienza vissuta da educatore con i ragazzi delle medie delle due parrocchie: S.Anselmo e S.Apollinare.
Sono stati otto giorni vissuti con entusiasmo e felicità, fatica e anche qualche incomprensione tra ragazzi… ma giorni intensi, vissuti minuto per minuto.
È sempre una gioia poter lavorare con ragazzi ricchi di emozioni da trasmettere e di talenti!
Eravamo quattro educatori, tutti bravi e competenti nello svolgere il lavoro assegnato dal Don e dalla Suora.
Ecco la giornata con stile: sveglia verso le 7.30, lavarsi e vestirsi in mezz’ora di … musica e poi pronti per una buona e nutriente colazione, riordino della casa, preghiera mattutina e pronti per la gita !!! Zaino in spalla e si cammina…
Raggiunta la vetta ci aspettava un buon pranzo al sacco e verso le 14.00 iniziava il momento serio della giornata chiamato “momento libretto” ben gradito dai nostri ragazzi. Ogni educatore aveva una propria squadra da seguire ed educare.
Dopo il libretto si rientrava nella nostra cara casetta, una buona merenda all’aperto e doccia bella calda!
Verso le 18.00 veniva celebrata la S. Messa nella graziosa cappellina di legno , e poi pronti per la cena preparata dai nostri cuochi.
Verso le 21.00 iniziava la serata preparata da noi educatori: un momento divertente e simpatico, a fine serata veniva eletto lo “sveglione” del giorno. Chiudeva la giornata il momento della memoria: ciascuno di noi, su un piccolo post-it scriveva il “pezzo-giornata” che voleva tenere in memoria, lo consegnava ad una grande paginona di agenda comunitaria e ogni “pezzo” della memoria veniva letto a voce alta per tutti, poi, con il canto della preghiera ortodossa “Vogliamo salutare il di’ che muore…”, tutti a dormire!
Ho sempre detto che la montagna aiuta a crescere e forse, dopo una settimana, anche i ragazzi delle medie hanno capito il vero significato di questa esperienza estiva! La montagna ti mette alla prova in ogni momento, dalla preparazione dello zaino per la gita alla camminata.
Per il gruppo medie la vacanza è finita, il pullman parte … ma io rimango!!!
Saluto i ragazzi con le lacrime agli occhi… ma ora inizia una nuova avventura per me, una nuova esperienza da vivere fino in fondo!

Dieci giorni vissuti intensamente, in cui è stato possibile conoscere nuove persone provenienti da altri oratori.
Come l’anno scorso anche quest’anno ci hanno guidato lungo questa vacanza oltre al caro Don e alla mitica Suora , Valerio educatore di Baggio, simpatico e divertente, e nostri cari amici ed educatori di Lecco.
Poteva sembrare una missione impossibile stare per più di una settimana senza cellulari, facebook, computer.. ma la natura ci ha offerto di meglio!
Paesaggi incantevoli… non è da tutti i giorni aprire la finestra e vedere davanti a te il ghiacciaio dello Stelvio.
Tra le nostre mete escursionistiche: Val trela – lago Turchino 2500 mt, Monte Scale 2495 mt, il Braulio 2890 mt e altre camminate fantastiche, divertenti e faticose… dal bagno alle Ciotole al Baitello… è stato possibile vedere anche qualche tipico e raro animale, perchè Cancano è all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio!!! Più di una volta abbiamo visto la volpe, l’aquila, le marmotte, gli stambecchi e, per la prima volta dopo anni, abbiamo avuto la fortuna di vedere addirittura l’orso bruno! Che spettacolo …
In questa vacanza abbiamo imparato molto.. aiutare il prossimo in caso di difficoltà , convivere per dieci giorni pur con caratteri e ritmi diversi, essere un po’ meno egoisti, condividere, vivere nella gratuità e altro di fondamentale per una buona convivenza di gruppo. A volte può essere faticoso, ma alla fine ci siamo riusciti!
Abbiamo vissuto con serietà ed entusiasmo i momenti quotidiani della giornata, ma allo stesso tempo ci siamo divertiti.
Quest’anno ci sono state delle “new entry” nel gruppo, tra questi, ricordo un amico del Don… Beppe, artista scenografo alla Scala e persona fantasiosa.
Tutto è iniziato la mattina della domenica verso le ore 9.00 quando, a sorpresa, sono venuti a trovarci anche i nostri amici di Milano che per vari motivi non sono riusciti a fare la vacanza con noi… mattina passata assieme; verso le 11.00 S. Messa, pranzo sempre ben gradito preparato dalle nostre straordinarie cuoche e, verso le 14.40, le attività preparate e guidate da Beppe. Il pomeriggio e la serata erano divise in tre step… il primo consisteva nel creare una nostra maschera che nascondeva e, al tempo stesso, proteggeva il nostro carattere. Creata la maschera, ci siamo recati al pratone vicino casa e Beppe ha incominciato a scattare foto d’arte a noi ragazzi “mascherati” in viso. Rientrati a casa, merenda e poi ci aspettava di lì a poco una cena alquanto strana, una cena speciale… ovvero avremmo dovuto sì mangiare, ma bendati!
Perchè bendati ? Ecco, questa domanda si può tradurre con un’unica parola: fiducia! Imparare a fidarsi delle persone che ci guidano in questo cammino…
È stata decisamente una cena divertente e interessante, dove i nostri “pastori” ci aiutavano a mangiare, perchè erano loro a vedere… anche per noi!
Alle 21.00 l’ultima attività, nel frattempo i nostri cari amici di Milano sono ripartiti per la grande metropoli.
L’ultima attività è stata quella più creativa: realizzare degli occhiali che rispecchiassero il nostro futuro… io, per esempio, che adoro il teatro, con i molti materiali messi a disposizione ho creato, sulla montatura stessa degli occhiali, un sipario con delle luci. Ognuno ha creato il proprio occhiale… è stato bellissimo! Una giornata ricca di attività, una giornata proprio diversa dal solito!

Ora vi voglio lasciare con un mio pensiero scritto sul pullman di ritorno:

Osservavo il caro Cancano allontanarsi dal pullman , pian piano quella valle si faceva sempre più piccola…
Dopo pochi minuti decido di sedermi a scrivere lì, su quel pullman che all’andata è sempre amato e lodato e che al ritorno maledico profondamente… è normale che dopo venti giorni di Cancano i miei pensieri fossero tanti , avrei voluto fermare il tempo per un momento , per dir grazie un’altra volta a tutte le persone che hanno reso fantastica ancora una volta questa esperienza…
Ogni tanto scrivendo scende qualche lacrima , ognuna segno di un ricordo particolare. Poi mi giro verso il finestrino del pullman, Cancano non si vede più: ormai capisco che la mia estate, la mia vera estate è finita… ma l’amore che provo per quel posto e per voi non finirà mai!
Voglio ricordarvelo così Cancano: Circondati da paesaggi incantevoli… le spaventose e minacciose nuvole; le montagne, nostre fatiche quotidiane; le stelle, minuscoli puntini a brillar nel cielo affiancate dalla sorella luna, che ci illuminava il sentier nella notte fredda e silenziosa… e noi puntini nel buio camminavamo lungo la strada fiancheggiando il laghetto, dove ogni onda arriva a destinazione… a riva Ecco anche noi, esseri forti e grandi, davanti alla maestosa natura non possiamo sentirci che trenta puntini … pronti anche noi, come le onde del lago, a rientrare, ad arrivar a destinazione: Milano!
Gli animali nostri compagni di viaggio e d’avventura… Il rumor del vento passar tra le foglie verdi e ricche di rugiada… e tutta la vasta gamma di colori… solo una valle come quella di Cancano riesce a regalarti qualcosa di impagabile… qualcosa di magico… di unico! Ma una cosa è importante: aver trasmesso agli altri il giusto spirito da vivere a Cancano. Un ringraziamento va al mitico Don, grazie a lui ho conosciuto Cancano; alla straordinaria Suora, compagna di avventura; alle cuoche del turno medie e del turno superiori, ai ragazzi delle medie, a noi educatori, ai miei educatori e a noi ragazzi gruppo ado.
Stiamo sul pezzo!!! Aspetta tutti noi il prossimo Cancano 2013!!!
Un’altra esperienza di vita , di comunità, di gratuità … nella condivisione… canta… e cammina!
Con affetto
Mr. Cancano, ovvero Federico

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Cancano…
Bisogna andare per apprezzare la bellezza e il silenzio di quel posto.
Chi scrive è Piera: da tre anni salgo grazie a don Roberto e suor Barbara, coi ragazzi di Baggio.
Sono felice di rendermi utile, perché mi piace cucinare! Quest’anno ho avuto Anna insieme e mi è sembrato che la nostra cucina sia stata apprezzata (la porchetta ,la grigliata, ecc…).
Mi alzavo al mattino presto ed era bellissimo vedere la luce del cielo che cambiava ad ogni istante, poi mi sedevo a fare la colazione davanti alla grande vetrata del salone dove vedevo gli uccellini che, sui pini, mangiavano dalle pigne.
Non si poteva non ringraziare il Signore per la meravigliosa vista e per tutto ciò che ha creato e ammirare insieme anche l’opera costruita dall’uomo: la grande diga!
Dopo questo tempo tutto dedicato alla contemplazione e all’ascolto, iniziava il lavoro in cucina: colazione, pranzo, merenda e cena.
Per i ragazzi credo sia stata una bellissima esperienza, anche se all’inizio li vedevo perplessi senza i loro cellulari, che a Cancano non funzionano!!!
Le camminate: quando ritornavano erano stanchi, ma contenti, perché avevano visto l’aquila, le marmotte, la volpe e quest’anno anche l’orso! … al lago vicino a casa.
L’esperienza laboratoriale e creativa con Beppe, scenografo alla Scala di Milano, la cena “bendata!”: per alcuni è stato difficile mangiare ciò che non vedevano nel piatto e doversi quindi necessariamente fidare degli educatori, ma, al termine, tutto bene.
L’ultima sera la fiaccolata dal lago sino alla nostra casa e la serata terminata intorno al fuoco, esprimendo ciò che si è provato in quei giorni, ma la cosa più importante è stato vedere il cambiamento dei ragazzi.
Mi auguro che il Signore mi dia la possibilità di continuare queste vacanze di lavoro e grazie a tutti per avermi sopportato.

 

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