Ricolmi di gioia, anche se…

Ho cercato un augurio, caBaggioDaCampanilerissimi amici, per avviare insieme il nuovo anno e il pensiero si è diretto, guidato da un’intuizione, verso le parole della prima lettera di san Pietro apostolo, dove è scritto:

Siate ricolmi di gioia, anche se ora, per un po’ di tempo, dovete sopportare difficoltà di ogni genere. Anche l’oro, benché sia una cosa che non dura in eterno, deve passare attraverso il fuoco, perché si veda se è genuino. Lo stesso avviene per la vostra fede, che è ben più preziosa dell’oro: è messa alla prova dalle difficoltà, perché si veda se è genuina… Voi non avete visto Gesù Cristo eppure lo amate; ancora non lo vedete, eppure credete in Lui. Anzi, state raggiungendo il traguardo della vostra fede, cioè la vostra salvezza: per questo siete pieni di una gioia grandissima, che non si può esprimere a parole. (1Pt 1,6-9)

L’augurio è quello di mantenere viva o di ritrovare la gioia, nonostante la tristezza che serpeggia, per le situazioni vicine – mancanza di lavoro per tanti, crisi economica, problematiche importanti aperte con prospettive contrastanti – e per quelle più globali – la sofferenza di tanti popoli, l’immigrazione incessante, gli estremismi inconcepibili – che hanno fatto pensare, in un certo senso, alla “terza guerra mondiale a pezzi”. La difficoltà dei tempi che attraversiamo può raffinare la fede, metterne in risalto il valore e la necessità, “la genuinità” come dice l’apostolo che scrive. Sentiamo che è importante coltivare la fede, radice di una speranza vera, non solo per noi stessi ma anche a servizio di altri, di tanti, di persone conosciute e care e di quelli che incrociamo ogni giorno. Immagino che agli angoli delle nostre vie, quando ci si incontra, si srotoli una serie di lamentele sulle difficoltà che la vita comporta: ci si racconta a vicenda, ci si consola reciprocamente e si continua il cammino con il pensiero che “ciascuno ha la sua croce da portare”. Sarebbe bello e giusto che i cristiani sapessero raccontare qualche ragione di fiducia e di speranza, sollevando gli occhi e lo spirito al Cielo, là dove Dio abita, dove Dio veglia su tutti i suoi figli, rinnovando nel cuore di ognuno il desiderio di un bene più grande.

Poiché la fatica è grande, noi siamo chiamati ad essere presenti, a non nasconderci, a non evitare le difficoltà: continuiamo a ricevere dall’Altissimo molto di più di ciò che è strettamente necessario a noi e ci è donato tanto perché sia distribuito, diffuso capillarmente, offerto con gratuità.

L’augurio che possiamo scambiarci, all’inizio di un nuovo anno ecclesiale, è quello di essere – come ci suggerisce la nota dell’Arcivescovo e ancora di più la bellissima Esortazione di papa Francesco sulla “gioia del Vangelo” – UNA COMUNITA’ CHE, EDUCANDOSI, EDUCA, ossia cominciando da se stessa. Ecco perché un risalto particolare vorremmo dare quest’anno alla “catechesi degli adulti”, attraverso diversi percorsi, comunitari e particolari. Spesso infatti ci proponiamo cose belle, valori essenziali senza averli acquisiti in modo adeguato. Abbiamo tanto bisogno di ascoltare, di lasciarci ammorbidire il cuore: il primato, quasi l’esclusività del “dare”, ha soffocato anche nelle nostre parrocchie la ricerca e la disponibilità a “ricevere”. Non nutrendoci della Parola e della riflessione cristiana (ridotta per tantissimi alla Messa e all’omelia domenicale) non troviamo più risorse per incentivare i percorsi dello Spirito in noi e nel nostro prossimo.

Se viene spontaneo chiedersi: dove sta andando il mondo e il nostro tempo?, potremmo aggiungere la domanda: come la fede mi invita a reagire alle difficoltà presenti? Quale bene Dio vorrà ricavare da ciò che mi turba e mi rattrista? Come ogni giorno siamo invitati a pregare, intercedendo per tutti e specialmente per chi è in maggiore difficoltà, la coscienza illuminata dal Vangelo ci chiama ad interessarci delle notizie che provengono dagli scenari più tribolati. La cronaca e la Bibbia possono procedere insieme e reciprocamente illuminarsi, perché Dio ama e si è introdotto definitivamente nelle vicende umane, così difficili talora da giustificare e da sopportare.

Scrutando ancora il testo di san Pietro possono essere rilevanti quelle parole che giungono al cuore della nostra fede, a proposito di Gesù: “voi non avete visto Gesù, non lo vedete neppure oggi… ma voi lo amate e credete in Lui”. Questo legame, che si rafforza nella lettura quotidiana del Vangelo e nel fare diventare nostre le convinzioni e le scelte del Signore, è la sorgente di serenità e di gioia: andiamo avanti “illuminati” e “luminosi” grazie all’esempio e allo stile del Maestro. Amare e credere sono risposte intrinsecamente collegate: non ci si affida a chi non si ama; se non ami, è molto difficile fidarsi.

Auguro a tutti voi di “reagire da cristiani” alle tribolazioni e alle angosce dei giorni che stiamo attraversando: “con la perseveranza – dice Gesù – salverete le vostre anime” (Lc 21,19), senza soccombere allo scoraggiamento, al pessimismo, alla paura, alla fuga e alla paralisi della vita…

Ritorniamo talora sulle parole di san Pietro qui riportate e su quelle che insieme ascoltiamo ogni domenica, perché esse allargano il cuore e gli orizzonti e ci rendono certi che oltre le nubi il sole c’è ancora, pronto a risplendere… se gli uomini non fanno ombra!

Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco da te acceso un tempo
e da quella lezione di felicità che è il Vangelo,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa’ che come “fiammelle nelle stoppie”,
corriamo per le vie della città e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine e seminatori di gioia.

(Madeleine Delbrel, Che gioia credere!)

don Paolo

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Milano, non perdere di vista Dio

Cardinale Angelo Scola

Il Cardinale Angelo Scola

“Ho bisogno di voi, di tutti voi, per poter svolgere nella gioia e non nel lamento questo gravoso compito, di cui, ne sono ben consapevole, dovrò rendere conto…”. Così nell’omelia di ingresso si è espresso il cardinale Angelo Scola. E ai fedeli ambrosiani e alla città chiede anche di restare “una metropoli illuminata operosa ed ospitale” mentre affida un primo impegno: “Non perdere di vista Dio”.

Rientrando dalle vacanze la diocesi dei santi Ambrogio e Carlo si trova ad accogliere il nuovo pastore per proseguire nella forza dello Spirito Santo un cammino di Chiesa, in “missione per Milano”, perché la posta in gioco è “essere testimoni credibili del senso cristiano dell’esistenza, mentre tanti oggi sembrano sopraffatti dal mestiere di vivere”.

Tante sono le sfaccettature e le spinte propulsive di questo inizio di anno pastorale: le elezioni dei consigli pastorali e decanali, il grande appuntamento dell’incontro mondiale delle famiglie nel 2012, le iniziative delle singole parrocchie …

1) Il rinnovo del Consiglio Pastorale Parrocchiale è un forte invito a considerare la chiesa sotto il profilo della corresponsabilità. All’interno di questo numero dell’informatore trovano posto anche alcune riflessioni in proposito. Il compito del parroco è di rinnovare ancora una volta caldamente a tutti coloro che sentono di dover dare il proprio contributo alla crescita della comunità, l’invito a presentare la propria candidatura e ringraziare di cuore tutti coloro che si sono resi disponibili per questo importante servizio alla Chiesa.

2) Avremo modo a più riprese di considerare l’avvenimento del VII Incontro mondiale delle famiglie che verrà celebrato nel 2012. La preghiera che vogliamo elevare al Signore è che questo evento possa avere una ricaduta positiva e significativa nelle nostre realtà familiari e parrocchiali.

3) Nel clima della “Sagra di Baggio”, durante la S. Messa unificata delle ore 10,30 avverrà nella nostra chiesa la benedizione della nuova via Crucis. Si tratta di quindici affreschi del pittore Angelo Sutti, che ripercorrono le stazioni tradizionali della “Via Crucis” fino alla risurrezione. Devo ringraziare sentitamente e con grande affetto Grazia Sutti, figlia del pittore, per questo dono che impreziosisce la nostra basilica: anche altre opere collocate nella cappellina e nella sagrestia arricchiscono il patrimonio artistico.

Con grande determinazione e generosità Grazia Sutti, ha tenuto a questo avvenimento per dare degna collocazione alle opere del papà e favorire la preghiera del popolo fedele con grande gusto estetico: “ la bellezza salverà il mondo “. Vogliamo pregare per lei e per la sua bella famiglia e ringraziare con tanto affetto anche per la famigliarità e l’amicizia reciproca che sono scaturite da questa circostanza.

A conclusione della celebrazione eucaristica verrà offerto anche un rinfresco in Oratorio.

Stiamo inoltre ultimando un libretto con la riproduzione degli affreschi della via Crucis con un significativo commento delle Cappuccine di Correggio – RE).

Ci auguriamo, infine, che si possa arrivare quanto prima all’apertura del “rosone” e alla pitturazione delle pareti interne della chiesa: ne riceveranno grande risalto anche le opere che vi sono state collocate.

don Vittorio

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Follie di mezza estate: ripensando la Pasqua…

Caravaggio, "Cena in Emmaus"

Caravaggio, "Cena in Emmaus"

Sarà perché di solito “estate” viene abbinato a “vacanze”, nel senso anche di vuoto, di spensieratezza…
Sarà perché, a volte, si avverte una grande distanza tra il vissuto dei credenti e la celebrazione della “speranza cristiana che scaturisce dalla pasqua…”
Sarà perché quest’anno la Pasqua è capitata “alta” (24 aprile), quasi a ridosso dell’estate… Per tutti questi motivi e… altri ancora non riesco a… passare ad altro, ad archiviare la Pasqua! Faccio una cosa insolita: “in occasione dell’estate…vi parlerò della S. Pasqua…” Dopotutto l’estate dovrebbe anche offrire possibilità per pause meditative, un tempo per lo spirito…
Ci tento… mi butto: ripensiamo la Pasqua… E’ risorto, è qui… Quale presenza?
Spirituale? Nella memoria? Nel suo
insegnamento? Tutto questo, anche.
Ma soprattutto “novità di vita”, possibilità inattesa di percepire il mistero…:
“non cercate tra i morti …è risorto… è vivo… è qui…”.
E’ qui perché su di Lui possiamo fissare il nostro sguardo, orientare le nostre scelte, rifare ì nostri programmi, riesprimere i nostri impegni…
Gesù Cristo è il vivente, presente per tutti i secoli nella sua comunità, nell’universo intero, in ogni creatura.
Questo significa dire che è risorto… .
L’affermazione della fede non si ferma sul solo stupore della rianimazione di un cadavere, ma sulla vigorosa vitalità del nuovo Adamo che sulle nostre strade ci incrocia per diventare proposta di vita nuova…

  • “Quo vadis Petre? Perché mi perseguiti, Paolo? Perché recalcitri al pungolo?
  • Perché, discepoli di Emmaus, siete diventati “sciocchi e tardi di cuore? Perché non ricordate le Scritture?… ve lo avevo predetto!…

…Ritorna sui suoi passi Pietro, primo vescovo di Roma, riaggrega i fratelli, muore sulla croce, come il Maestro…
…Cade da cavallo Paolo, infaticabile
missionario del Risorto, afferrato dal suo Signore, per il quale, come emblematicamente ci dice il suo martirio, ha letteralmente perso la testa: “…per me vivere è Cristo…non voglio sapere altro ‘in mezzo a voi se non Gesù Cristo…Gesù Cristo crocifisso…né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenite, niente ci può ormai, separare dall’amore di Dio in Cristo Gesù, Signore nostro”.
…Si aprono gli occhi ai discepoli di Emmaus…si scalda il cuore nel petto ascoltando le scritture. Gesù Cristo non è un melanconico “leader”, bravo purchessia, anch’egli pieno di parole e di promesse che sono andate in fumo…
Gesù è l’amore di Dio, fatto carne per rivitalizzare la carne, fatto pane perché il mondo abbia vita e l’abbia in abbondanza, perché la comunione con Lui, risorto e vivo, vinca tutte le solitudini, abbatta le barriere e irrompa come spirito rinnovatore su tutta la faccia della terra. …”Sciocchi e tardi di cuore e di orecchie! Non ricordate? Non ricordate? QUESTA E’ LA PASQUA, io ve lo avevo predetto…
E’ dono potente dello Spirito di Dio, non è frutto di ragionamento umano che si ferma sul suo limite: sono passati tre giorni… speravamo… QUESTA E’ LA MESSA DOMENICALE…
non è solo precetto
non è solo dovere
non è solo rito…
è riappropriazione dello slancio vitale del Risorto che ci permette di testimoniare nel mondo la speranza possibile, l’accoglienza trepida, la spregiudicata vicinanza a tutti quanti il dolore, la sofferenza, la miseria, la violenza opprime…
…Conosco il tuo nome, fratello libico o tunisino: non me l’ha detto Maroni e neppure Borghezio…
L’ho imparato al sepolcro di Cristo che ha vinto tutte le discriminazioni e i razzismi.
So che ti devo amare, che devo promuovere leggi e permessi che tutelino la tua dignità.
So, soprattutto, che devo cambiare mentalità e cuore per riconoscerti mio prossimo, mio parente, perché più vicino a noi sia il Cristo vivo che, tra l’altro, ha la pelle come la tua…
…Conosco il tuo nome, fratello tossicomane… tu mi provochi perché fai gli scippi, perché ti prostituisci e ti abbruttisci, perché fai del male e ti fai del male, perché diventi un potenziale candidato al suicidio per overdose.,. ma nel tuo volto inebetito e allucinato io riconosco le mie mille dipendenze, mascherate dalle
convenienze sociali, che cercano di prendere le distanze da te definendoti trasgressore e
punibile per non vedere in te lo sfacelo della mancanza di valori del nostro vivere quotidiano che noi, comunque, tranquillamente ingoiamo.
“Mostrami un uomo la cui vita
è andata male
ti mostrerò mille ragioni
per cui è solo un caso
se al suo posto non ci sei tu”. …Conosco il tuo nome, fratello malato e stanco… sorella dolcissima cui è diventato un peso la vita, carica di incredibili tensioni e nevrosi; genitore preoccupato per il futuro dei figli, per la loro educazione, in questo mondo di inaudite violenze, di mortificanti anestesie, dove, tra l’altro, anche casa e lavoro non sono più garantiti.
Non sono le ricette, la soluzione…non sono i farmaci… non sono i fluidi… non sono le carte i rimedi.
Dio conosce il segreto dei cuori, Dio è balsamo consolatore, Dio è gioiosa sorpresa…
E’ ancora possibile essere uomini…
Si può ancora credere nella vita, possiamo ancora scommettere sugli ideali…
Gesù Cristo è l’uomo nuovo…si è lasciato alle spalle lo sfacelo delle piaghe e della morte…per me, per voi fratelli e sorelle: è la esaltante possibilità della vita vissuta come servizio dell’amore e nella gratuità…
“lo sono con voi…tutti i giorni…fino alla fine del mondo…” .
Perché la forza sfolgorante della risurrezione possa diventare per ciascuno di noi concreta e praticabile, possa cancellare i pessimismi, le chiusure, le paure, possa farci risentire popolo in cammino sulle strade nuove spalancate dal nuovo Adamo per la costruzione della civiltà dell’amore, possibile perché radicato sull’inaspettata risorsa della pasqua di Cristo. Egli per sempre, definitivamente, sconfigge i nostri scetticismi, ci fa riappropriare di ogni brandello di esistenza e ci impegna in ogni tempo a testimoniare il Cristo risorto, a testimoniare l’utopia, a testimoniare la gioia dell’indicibile presenza e comunione col Dio vivo.
“Gesù Cristo è risorto, è vivo, è qui…
Andate e ditelo a tutti…”.

don Vittorio

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Cento di questi quarant’anni!

Don Vittorio Ventura

Don Vittorio Ventura

Domenica 22 maggio 2011, nella Festa della Comunità, celebriamo il quarantesimo anniversario dell’ordinazione presbiterale di don Vittorio: 1971- 2011.

Un dono lungo quarant’anni!

Formidabili questi anni!

Il rendimento di grazie al Signore è incontenibile!

Sono stato condotto per mano nell’avventura dell’annuncio del Vangelo e, a questo punto, mi pare davvero di aver ricevuto tanto, tanto, tanto… lo ero un “raccoglitore di sicomori… il Signore mi ha preso…! “(Am 7,14) Sento profondo affetto, a questo riguardo, per tutti i miei familiari che mi hanno permesso, a 27 anni, di rispondere alla chiamata del Signore e mi hanno accompagnato sempre con trepidazione, rispetto e affetto. Continuerò a vivere intensamente il cammino di Chiesa in questo tempo complesso e disorientato, ma sempre abitato dal Signore: Lui che continua a donarmi serenità e consolazione per spendermi con passione e compassione nel ministero, per servire il popolo di Baggio e la Diocesi.

15+15+10=40

In questo rendimento di grazie voglio esprimere grande riconoscenza ai fratelli e alle sorelle delle comunità di San Giovanni Bono al quartiere Sant’Ambrogio (gli inizi del mio ministero: i miei primi 15 anni…) e di San Barnaba al Gratosoglio (altri 15 anni…) : con voi ho imparato ad essere prete, parroco, cristiano, credente… così come da 10 anni cerco di vivere qui a Sant’Apollinare…

Ho voluto far coincidere questo mio anniversario con la Festa della Comunità perché ne risultasse evidente lo stretto legame per l’annuncio del Vangelo e la testimonianza che ci é richiesta.

Ritroviamo lo stupore per poter percepire il disegno di Dio anche nelle trame della nostra storia attuale, di questo nostro tempo.

Dio ci ama… L’amore di Dio possa ardere e bruciare nei nostri cuori per poter illuminare e scaldare quanti incontreremo sul nostro cammino…

Il programma che abbiamo tentato di predisporre ha voluto tener presente questa dimensione di eccezionalità: tanti saranno i momenti e gli incontri, ma importante sarà la disponibilità a lasciarci provocare da questa ricorrenza.
E’ in questo senso che proponiamo “Tre serate bibliche in parrocchia”, aiutati a meditare e contemplare dal ` carissimo Angelo Reginato, amico fraterno, biblico ricco di sapiente competenza e affabilità.

Al di la delle parole, dovrà essere questo !’impegno primario per tutti i giovani e gli adulti della parrocchia. Vogliamo dare una risposta al Signore e già fin d’ora ci impegniamo a riservare per Dio queste serate. Gli incontri si svolgeranno nei giorni 16-17-18 maggio, in Chiesa, dalle ore 21 alle 22,30 per poter assaporare un po’ di silenzio e di contemplazione nel frastuono confuso e convulso della città… Un po’ di deserto per ritrovare se stessi, per incontrare Dio, per riscoprirsi fratelli…

Dio ci aspetta a questo appuntamento…

Molto modestamente anch’io, come pastore di questa comunità vi aspetto… Sbilanciandomi un po’, oso dire che la vostra presenza sarà l’unico e prezioso “regalo” che mi aspetto per questa ricorrenza… “Chi, infatti, se non proprio voi, potrebbe essere la nostra speranza, la nostra gioia, e la corona di cui ci possiamo vantare davanti al Signore Gesù Cristo, nel momento della sua venuta? Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia…” (1Ts 2,19-20)

Don Vittorio

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Benvenuto Padre!

Il Cardinale Dionigi Tettamanzi

Il Cardinale Dionigi Tettamanzi

Eminenza Reverendissima e Caro Padre, le indicazioni per la visita decanale così si esprimevano: “La Messa dell’Arcrivescovo è l’atto più importante della visita pastorale; è il momento in cui il Vescovo celebra i santi misteri con il popolo e per il popolo”.

Nella chiesa locale si deve dare il primo posto alla Messa cui presiede il Vescovo circondato dal suo presbiterio e dai ministri con la partecipazione piena e attiva del popolo santo di Dio.
Si ha qui, infatti, una speciale manifestazione della Chiesa.
Dopo i giorni della comunicazione e dell’ascolto, ci ritroviamo tutti insieme ora per la celebrazione.

Portiamo all’altare del Signore tutta la nostra fragilità e la nostra povertà, assieme al sincero desiderio di seguirlo fino alla croce.

Questa assemblea che celebra il mistero di Cristo morto e risorto possa diventare nel nostro quartiere e nel nostro tempo, sempre più segno di una speranza incrollabile, capace di contagiare uomini e donne che abitano questo tempo disorientato e complesso ma sempre amato dal Signore, luce, via, verità, vita, pane fragrante per la nostra fame.

Egli invita tutti noi a spezzare continuamente questo pane, pane condiviso, pane di vicinanza e di solidarietà, perché anche questo tempo “abbia la vita e l’abbia in abbondanza”.

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